FOTO: IL LAGO DI NARO, UN'ORA PRIMA DELL'ANNULLAMENTO
“Annullata per mancanza di condizioni di sicurezza”. È questa la motivazione con cui, ieri, il collegio arbitrale presieduto da Aldo Amato ha deciso di troncare a metà il campionato siciliano di canottaggio, a Naro (Agrigento), gettando nello sconforto atleti, genitori e accompagnatori, costretti, per la seconda volta in un mese e mezzo, a tornare a casa senza disputare la gara clou della stagione regionale. “Mancavano i barchini di assistenza”, spiega il presidente di giuria, “non c'era comunicazione tra i giudici perché le radio non funzionavano bene, c'era troppo caldo e non mi potevo prendere la responsabilità che qualche atleta si sentisse male in mezzo al lago, com'è successo a Giovanni Ficarra, caduto in acqua subito dopo l'arrivo e salvato dal giudice di percorso. La sua barca, inoltre, lasciata alla deriva in mezzo al campo di regata è stata sfiorata da uno dei quattro di coppia pesi leggeri della gara successiva”.
Che la giornata fosse cominciata sotto cattivi auspici lo si era capito subito, quando alla quinta gara, il singolo allievi C maschile, con il lago in condizioni perfette, “il presidente Aldo Amato, infuriato, ha lasciato la giuria”, racconta il tecnico della Canottieri Jonica Diego D'Arrigo, “dicendo che non c'erano barchini sufficienti per continuare la regata. Ha lasciato la giuria pronto per tornare a casa, dicendo che per lui le gare erano finite. Il motivo? Ha visto che un allievo era caduto in acqua mentre andava in partenza. Con il presidente del Comitato lo abbiamo pregato di cambiare idea: alla fine ha ceduto e ha deciso di far disputare le gare sui 1000 metri, anziché sui 1500 e 2000”. A quel punto, dopo che la regata è stata sospesa per quasi un'ora, ci si è chiesti se l'assistenza fosse davvero insufficiente. A giudicare dai motoscafi e dal personale presente, no. Nonostante 48 ore prima della regata, cioè venerdi alle 12, l'azienda incaricata di fornire i barchini si fosse tirata indietro, il Comitato, grazie alla preziosa disponibilità di alcune società, è riuscito a trovare sette imbarcazioni e lo staff necessario per gestire tutto regolarmente. Ieri, però, una di queste barche ha avuto un guasto tecnico ma, come conferma il presidente Lorenzo D'Arrigo, “era perfettamente utilizzabile per l'allineamento in partenza. Un gommone, poi, ha avuto un altro problema perché imbarcava acqua. Ma anche quello poteva essere usato come mezzo d'appoggio. Ad ogni modo, escluso quest'ultimo, erano sei i mezzi funzionanti e disponibili, cioè un numero maggiore di quelli con cui, in passato, abbiamo portato a termine le gare, tra l'altro sui 2000 metri e in condizioni meteorologiche avverse”. Dopo la decisione di dimezzare il percorso, le gare sono proseguite regolarmente, e in una condizione ideale del campo di regata.
Alle 12.30, invece, il colpo di scena: gare definitivamente annullate. La voce si è diffusa in un lampo nella zona carrelli, lasciando di stucco le centinaia di persone, tra atleti e accompagnatori (molti dei quali presenti dal giorno prima), in attesa di disputare e assistere alle gare. A quel punto, il presidente D'Arrigo ha convocato il consiglio di regata per comunicare la decisione presa dalla giuria e decidere il da farsi. Ma ormai era troppo tardi: i giudici, lasciata la zona d'arrivo, si sono riuniti all'esterno dei locali di appoggio del campo di ragata, hanno compilato i verbali e, senza dare spiegazioni (se non dopo essere stati sollecitati) ai dirigenti e agli atleti presenti in quel momento, e senza aspettare che si riunisse il consiglio di regata, sono andati via vanificando ogni speranza di dialogo e di ripresa della manifestazione. “Prima che la giuria decidesse l'annullamento", spiega Fabrizio Cappuccio, membro dello staff organizzativo e messo a supporto della segreteria, in torretta d'arrivo, "ho sentito per almeno sette volte i giudici d'arrivo contattare quelli di partenza chiedendo se ci fosse troppo vento in partenza. “C'è troppo vento, vero? C'è troppo vento?”, chiedevano in continuazione. Finché alla fine, dalla partenza hanno risposto di sì, perché non riuscivano ad allineare le barche. Non so, ho avuto l'impressione che in un modo o nell'altro si volesse chiudere la giornata, anche perché dalla torretta d'arrivo il lago sembrava calmo”. A conferma delle parole di Cappuccio, la testimonianza di Andrea De Simone, allenatore in seconda del Telimar, che ieri era alla guida di un motoscafo di percorso: “C'era una confusione assoluta, nessun coordinamento tra i giudici che non capivano cosa stesse succedendo, non capivano il perché delle sospensioni. E alla fine ogni testa si faceva tribunale, cioè ognuno decideva per sé. Ieri c'era la logistica, ma l'organizzazione interna non andava. Ci chiedevano in continuazione se ci fosse troppo vento: sì, in partenza un po' di vento c'era, ma le gare si potevano fare”.
A conferma che, forse, non fosse così complicato gareggiare, ci sono i commenti delle decine di persone presenti all'arrivo e in zona carrelli. “Quando ho fatto la gara un'ora prima dell'annullamento”, spiega Giuseppe Grasso, vincitore del singolo senior per la Jonica, “il lago era perfetto, c'era una leggera brezza, ma di sicuro non c'erano difficoltà di allineamento”. E, diciamo noi, ammesso che nell'ora successiva sia aumentata l'intensità del vento (secondo decine di testimonianze non era affatto forte), chi fa canottaggio in Sicilia sa che in assenza del pontile fisso di partenza, l'allineamento è quasi sempre difficoltoso, visto che il vento è una presenza costante dei nostri campi di regata. Sta alla capacità dei giudici disporre le barche in campo e farle partire rapidamente, pur senza rispettare in modo rigoroso l'allineamento. Certo, il rischio è di favorire e danneggiare gli equipaggi, ma, a quanto pare, aver annullato per la seconda volta di seguito (la terza in una stagione, anche se le prime due non è dipeso dai giudici) una gara e, per di più il campionato, ha creato danni ben peggiori di una gara disputata con 3-4 metri di vantaggio o di svantaggio. A subire le conseguenze della giornata di ieri, che molti considerano il momento più basso del canottaggio siciliano da trent'anni a questa parte, non sono solo i bilanci già magri delle società e le spese affrontate dalle famiglie, non è solo è il tempo gettato al vento. Quel che ieri, 10 lugio 2011, è stato seppellito a Naro è l'entusiasmo di decine, centinaia di persone, sono le energie spese, i sacrifici fatti per arrivare pronti per questo appuntamento. Ma soprattutto, come spiegano Diego D'Arrigo e le decine di genitori sentiti dopo l'annullamento, “a subire un colpo durissimo è il settore giovanile, quelle centinaia di ragazzini che per l'ennesima volta vedono vanificato ogni sforzo, che vedono nella gara regionale un momento importantissimo reso nullo da una decisione presa in modo inconsulto e troppo affrettato”. Dello stesso parere il cinque volte campione del mondo Luca Moncada, da un anno tecnico del Lauria: “E' la direzione sbagliata, così i sacrifici non vengono ripagati. E chi ne fa le spese sono i più giovani. Doveva esserci una gestione arbitrale diversa, si poteva decidere di aumentare il distacco tra ogni gara, in modo da permettere una maggiore assistenza”.Del resto, si gareggiava già sui 1000 metri, quindi aumentando l'intervallo di tempo tra ciascuna competizione, fare avanti e indietro tra partenza e arrivo sarebbe stato semplice per i motoscafi. “La realtà”, continua Moncada, “è che bisognerebbe svecchiare l'ambiente e fare in modo che la Sicilia trovi un centro fisso, affidabile, dove fare canottaggio, come succede nelle altre regioni. Sì, perché ora siamo solo dei nomadi, facciamo questo sport come si potrebbe fare camping”.
Sulla vicenda si è espresso anche l'allenatore della Canottieri Palermo e tecnico regionale, Benedetto Vitale, secondo cui “se da un lato capisco che i giudici facendo una gara si prendono dei rischi e quindi delle responsabilità, dall'altro dico che io, quotidianamente, allenando i ragazzi al porto di Palermo, tra navi che entrano ed escono, pescherecci, vento e onde, mi prendo delle responsabilità. E non potrei fare altrimenti: che faccio, non permetto ai ragazzi di allenarsi perché ci sono degli ostacoli? Penso che ci voglia più collaborazione all'interno del Comitato, perché Lorenzo non può fare tutto da solo. Quanto ai giudici, prima di annullare le gare dovevano fare delle prove, per esempio mettendo in acqua solo le barche lunghe, o sospendendo solo le gare dei ragazzini”. “L'obiettivo doveva essere portare avanti le gare”, conclude Marco Costantini, direttore tecnico del Telimar, “Si potevano sospendere per un po' e prendere decisioni adeguate, ma non così drastiche. La verità è che c'è gente a cui non interessa niente fare canottaggio e il livello agonistico basso che esprime la Sicilia ne è la dimostrazione”.
I RISULTATI DELLE GARE DISPUTATE E LE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE SARANNO PUBBLICATI ENTRO DOMANI
Ultimo aggiornamento (Lunedì 11 Luglio 2011 15:48)










