
Stefano Comellini, vice presidente della Federcanottaggio, dà un giudizio positivo sull’operato svolto finora. «L’anno prossimo al Sud ci sarà un altro meeting allievi e cadetti. Il Consiglio federale, a Genova, ha pensato a incentivi per migliorare la partecipazione»
Di Stefano Lo Cicero Vaina
Da due anni vice presidente della Federazione italiana canottaggio, Stefano Comellini, torinese, rappresenta il “nuovo” nella grande famiglia remiera tricolore. Avvocato penalista, è uno che i remi li ha riscoperti da master, dopo “una discreta” carriera da juonior e una lunga assenza dal mondo dello “scorrevole”. «Un giorno, un amico mi ha detto: “Perché non torni a fare canottaggio?”. E io l’ho ascoltato», racconta. «Ho remato per l’Esperia di Torino, e appena hanno saputo che, da avvocato, avevo dimestichezza nell’amministrazione, mi hanno proposto di entrare nel consiglio direttivo della società, fino a diventarne vice presidente». Per Comellini è stato il primo passo verso la presidenza del Comitato piemontese e la vice presidenza della Federcanottaggio. Ruolo che lo ha visto “ambasciatore” del remo nazionale in decine di manifestazioni in giro per l’Italia, Sicilia compresa.
Vice presidente Comellini, a inizio maggio è tornato al lago di Pozzillo (Enna) in occasione del meeting nazionale allievi e cadetti. Cosa le è sembrato del canottaggio in Sicilia?
«Ho avuto un’impressione molto positiva. Da parte del Comitato ho notato passione, voglia di fare e capacità organizzative. Merito del presidente Lorenzo D’Arrigo che, con l’aiuto del suo staff, ha saputo gestire bene l’evento. Certo, purtroppo a Pozzillo non ci sono stati grandi numeri: da fuori è venuta solo la Puglia, con la Pro Monopoli, Monopoli 2005, LNI Barletta e CUS Bari a cui va tutto il mio apprezzamento per lo sforzo fatto , nonostante avessimo concesso degli incentivi per il viaggio anche da altra Regione. ».
Da cosa dipende?
«Non so. Di certo, la Sicilia ha uno svantaggio: arrivare, per molte società, è complicato. E le strutture logistiche non sono ancora in grado di recepire al meglio eventi importanti. È anche vero, però, che sono stati fatti grossi passi in avanti, come ha dimostrato il meeting di Pozzillo. Forse, il motivo della scarsa partecipazione alla gara è stato il mancato dialogo tra i Comitati del Sud. Credo che debba nascere una collaborazione, in questo senso. Gestire il canottaggio a livello regionale è un compito molto delicato, ci vuole diplomazia, capacità di rapportarsi con tutti, dalle società agli enti pubblici. Qualità che il presidente D’Arrigo riveste in pieno».
La Federazione può fare qualcosa per incentivare l’attività nelle regioni periferiche?
«Certo. A Genova, durante l’ultimo Consiglio federale, abbiamo discusso proprio di questo. La nostra intenzione è aiutare le regioni più svantaggiate e lo faremo sdoppiando anche l’anno prossimo il meeting nazionale: ne faremo uno al Nord e uno al Sud per separare meglio i partecipanti. Stiamo studiando una serie di incentivi e partnership che invoglino le società più lontane a partecipare alle gare e fare in modo che numeri e competizione migliorino».
L’attenzione della Federazione è rivolta solo al lago di Pozzillo?
“No, come altre regioni, la Sicilia ha anche altri laghi dov’è possibile fare gare. Diciamo che il nostro criterio per investire, come federazione nazionale, su un campo di regata è quello della “voglia di fare”: il che vuol dire che se c’è un lago dove ci sono le condizioni per gareggiare ma non la voglia di lavorare, noi scegliamo quello dove c’è gente pronta a mettersi in gioco».Ultimo aggiornamento (Giovedì 27 Maggio 2010 20:12)









