CORO UNANIME: “LIVELLO BASSO. PER CRESCERE BISOGNA UNIRE LE FORZE E COLLABORARE”
Di Stefano Lo Cicero Vaina
Per il canottaggio siciliano è tempo di bilanci. Lasciata alle spalle la prima parte della stagione agonistica, atleti, allenatori e dirigenti si apprestano ad affrontare la fase più delicata: la preparazione ai campionati italiani di categoria che tra giugno (categoria Ragazzi, Under 23 e Master), luglio (Festival dei Giovani) e settembre (categoria Junior e Senior) scandiranno il calendario agonistico del 2010. Per capire lo stato di salute del canottaggio regionale, Rowingsicilia ha chiesto ai tecnici presenti al meeting di Varese un commento sui risultati ottenuti oltre a un giudizio sul movimento isolano.
Marco Costantini (Telimar)
“Le gare di Varese hanno confermato che nel canottaggio, in Sicilia, siamo indietro. Sì, c’è stato il buon risultato delle sorelle Giorgia e Serena Lo Bue (Canottieri Palermo), che lascia ben sperare, e poi la finale dignitosa del nostro quattro di coppia maschile Ragazzi, il primo posto in finale B di Alessandro Di Liberti (Telimar) e quello del doppio Ragazzi, misto di Valerio Vaccaro e Domenico Musacchia (Cus Catania-Telimar). Ma per il resto il livello è basso. Il calo può essere fisiologico, ma è pur vero che in Sicilia manca agonismo di buon livello; e questo è un danno per tutto l’ambiente. Il Telimar, alle regionali, nella categoria Ragazzi maschile, per esempio, vince molto: il doppio, il due senza, e col quattro di coppia, addirittura, stravinciamo. Poi arriviamo in campo nazionale e, sempre col quattro di coppia, non andiamo oltre l’ottavo posto. Qual è la ragione? Che i ragazzi non hanno stimoli sufficienti, gli unici li trovano quando oltrepassano lo Stretto. Se in Sicilia ci fossero equipaggi più competitivi, alle regate nazionali arriveremmo tutti più preparati”.
Cosa manca alla Sicilia per fare il salto di qualità?
“Ci vorrebbe maggiore unità, più collaborazione tra le società nel fare equipaggi misti, per esempio, o decidendo di partecipare a gare internazionali come abbiamo fatto con l’8 senior a Londra. Se ci fosse una strategia comune tecnica e organizzativa cresceremmo tutti. Ma per farlo bisogna remare tutti nella stessa direzione, altrimenti la Sicilia sarà sempre divisa e poco competitiva”.
Diego D’Arrigo (Cus Catania e Canottieri Jonica)
“Il meeting di Varese ha mostrato le luci e le ombre del canottaggio siciliano. I podi delle sorelle Lo Bue sono un buon segno, anche se, certo, la mancanza di grandi campioni come Moncada, Pizzurro e Cerasola si fa sentire. La Jonica e il Cus Catania possono contare su alcune promesse come Guglielmo Catanzaro e Valerio Vaccaro, con cui inizieremo una preparazione più intensa in vista dei campionati italiani. Ma tra i piccoli abbiamo anche un talento (non presente a Varese), Pierpaolo Venora, ancora cadetto, con qualità tecniche e fisiologiche molto interessanti. In Sicilia, vedo più “promesse” tra i piccoli che tra ragazzi e junior: in quasi tutte le province c’è un buon movimento di allievi e cadetti, e il predominio palermitano è finito, nonostante mantengano buoni livelli”.
Cosa manca alla Sicilia per fare il salto di qualità?
“Penso che le società debbano collaborare di più tra loro. E noi, a Catania, ci stiamo già provando con gli altri club della Sicilia orientale. Un modo per trovare stimoli e intese potrebbe anche essere quello di fare campus estivi o raduni periodici. Il problema, però, è che sarebbe un impegno troppo gravoso per società dove si va avanti più per passione che per altro: chi, senza essere professionista, può permettersi di stare fuori una, due settimane? Collaborazioni a parte, ci aiuterebbe anche avere un campo di regata migliore a Pozzillo: e credo che la Federazione debba interessarsi per metterci nelle condizioni per avere strutture adeguate”.
Elena Donets (C.C. Roggero di Lauria)
“Per noi del Lauria c’è poco da commentare. Sono stata costretta a presentare il singolo junior di Carlo Ruvolo, che invece avrebbe dovuto fare il doppio con Edoardo Bonanno, con cui lavora da tempo. Per il resto, sul livello siciliano, non mi sento di esprimere giudizi. Credo che ogni società speri di trovare il Moncada della situazione. Riuscirci non è facile, anche perché dipende molto dalla dedizione e dall’ambizione che il singolo atleta ha”.
Cosa manca alla Sicilia per fare il salto di qualità?
“Ci vorrebbe più dialogo tra le società, e invece manca la collaborazione, anche per le cose banali come portare le barche con un carrello unico. Un’idea per creare maggiore movimento è quella di fare i campus estivi; ma dovrebbe essere il comitato regionale a organizzare tutto, anche per rendere meno costosa l’iniziativa. Dovremmo fare raduni di 15-20 giorni, con doppi allenamenti e coinvolgendo tutte le categorie. L’anno scorso siamo stati in Ucraina per un campus e c’era un movimento incredibile. Prendiamo esempio dagli altri…”.
Ruggero Sutera (Canottieri Brucoli)
Cosa manca alla Sicilia per fare il salto di qualità?
“Si dovrebbe rendere più stimolante l’ambiente. Vorrei subito precisare che se in passato ho deciso di non fare alcune gare regionali non è per snobismo. Ho sempre sognato di fare canottaggio in un certo modo: la canottieri Brucoli è nata per dare un’alternativa ai ragazzi di Brucoli, altrimenti costretti a bivaccare. Voglio solo che i miei atleti stiano in un ambiente più competitivo e, soprattutto, dove le cose funzionano bene, dove c’è un vero campo di regata. Motivo per cui ho iniziato la collaborazione con la Corgeno di Piero D’Antona. Devo anche dire che al meeting nazionale di Pozzillo ho notato un passo avanti: l’organizzazione è stata migliore, e questo è di certo un buon segno. Al canottaggio siciliano serve la volontà di cambiare, di colmare le lacune che c’erano una volta per cercare di creare un ambiente stimolante. Quest’anno ho voluto che un mio atleta, Gaetano Birritteri, si tesserasse con la Canottieri Corgeno perché il Comitato della Lombardia offre delle condizioni che in Sicilia non abbiamo. Nonostante questo, dico pure che il canottaggio siciliano ha fatto progressi: il Comitato, per esempio, ora ha una sede fisica messa a disposizione dal comune di Regalbuto. Per concludere, credo che l’unica soluzione per fare davvero il salto di qualità sia coalizzarsi: in Lombardia hanno fatto così è i loro risultati sono eccezionali. Dovremmo fare equipaggi misti, allenamenti comuni, campus estivi. Noi della canottieri Brucoli, d’estate facciamo sempre dei ritiri societari di una ventina di giorni. Questo dovremmo farlo tutti insieme. L’unico modo per crescere resta il confronto”.
Benedetto Vitale (S.C. Palermo) – Coordinatore tecnico regionale
“Sono molto soddisfatto dei risultati delle mie ragazze (Giorgia e Serena Lo Bue) che, pur nella categoria superiore, sono riuscite a confermare una buona prestazione, come nella gara di Piediluco. Dalla squadra nazionale è arrivata la richiesta di testarle al remoergometro: per fortuna, Giorgia e Serena non hanno alcun problema e camminano pure fuori dalla barca. Quanto agli altri risultati, mi sembra di notare un calo netto del livello siciliano. Non ci sono più i campioni di riferimento e, allo stesso tempo, alcuni atleti che potrebbero aspirare a risultati importanti stentano a decollare. Vedo una certa sofferenza di società come il Telimar che, una volta, tornava dalle nazionali con diverse medaglie e ora raccoglie poco. Noi stessi, alla Canottieri Palermo, soffriamo un po’: aldilà delle sorelle Lo Bue, c’è davvero poco tra i nostri junior e ragazzi. Piuttosto, noto con piacere che il binomio Canottieri Jonica-Cus Catania sta funzionando: unendo gli sforzi, queste due società hanno eliminato lo strapotere palermitano. Atleti come Guglielmo Catanzaro (Junior), Valerio Vaccaro (Ragazzi), Pierpaolo Venora (cadetto), ma anche altri, hanno fatto crescere il livello. Che però, ribadisco, resta troppo basso: Catanzaro vince in Sicilia ma non è entrato in finale B a Varese; Vaccaro, invece, ha fatto un buon risultato col doppio ragazzi. C’è un altro buon atleta, Gaetano Birritteri, che è appena passato dal Brucoli al Corgeno e ha conquistato un ottimo secondo posto in finale B. Peccato, invece, che Elio Xibilia, dopo i grandi risultati dell’anno scorso, sia tornato in Sicilia e abbia avuto un calo netto”.
Cosa manca alla Sicilia per fare il salto di qualità?
“Dal punto di vista tecnico il nostro problema è che le società lavorano troppo poco. Lo dimostra il fatto che, nonostante le nazionali junior e senior siano in forte crisi, la Sicilia non riesce a piazzare nessun atleta nel giro azzurro: ciò vuol dire che anche il livello siciliano si è abbassato, più della media italiana. Ripeto: è necessario che le società, se vogliono fare bella figura, s’impegnino e facciano lavorare di più i ragazzi. Il canottaggio fatto per fare punti non serve. A questo si aggiunge la necessità di coordinare l’attività di tutti i sodalizi. La stagione agonistica va preparata in tempo con la collaborazione e il confronto tra tutti. Dovremmo, per esempio, incrementare l’attività ludica, quella master, il costal rowing: sarebbero un contorno importante che creerebbe entusiasmo e avvicinerebbe le persone. Solo dando stimoli agli atleti si può ottenere qualche risultato. Lancio un idea: l’anno prossimo si potrebbe andare a Londra, alla Head of the river, con un otto di ragazzi e junior, con uno senior e uno master. Tutti siciliani. Ma questo va programmato per tempo, già da questa stagione”.Ultimo aggiornamento (Venerdì 14 Maggio 2010 10:54)














