In vista del Meeting di Varese, la capovoga del “due senza” targato Canottieri Palermo racconta a rowingsicilia.org il retroscena dei successi ottenuti con la sorella Serena
Di Stefano Lo Cicero Vaina
Mancano pochi giorni al meeting nazionale di Varese e per le sorelle Giorgia e Serena Lo Bue è il momento delle conferme. Il primo posto conquistato a Piediluco (Terni) nel doppio e nel due senza ragazzi con i colori della Canottieri Palermo è stato un passo straordinario. Per il loro allenatore Benedetto Vitale è la dimostrazione che l’impegno paga. «Soprattutto se ogni giorno devi percorrere trenta chilometri all’andata e trenta al ritorno per andare da Villagrazia di Carini al porto di Palermo e fare l’allenamento», sottolinea il tecnico. Giorgia e Serena, 16 e 14 anni, sul traguardo della prima “nazionale” hanno lasciato di stucco avversarie, allenatori e osservatori. Su tutti, Josy Verdonkschot, tecnico della squadra nazionale femminile. «Ci ha fatto i complimenti. È rimasto molto sorpreso dalla prestazione delle mie ragazze», spiega Vitale, «soprattutto dopo che le ha viste sul pontile della premiazione: non sono certo due statue. Giorgia è alta 1.66 metri e Serena non supera gli 1.68». Accanto alle avversarie sembrano piccole, hanno un fisico normale. Ma in barca le sorelle Lo Bue sono due giganti.
Giorgia, sei la sorella maggiore oltre che la capovoga, quindi, a te la parola… Siete pronte per Varese?
«Non ci facciamo illusioni. Sì, siamo andate molte bene a Piediluco ma a Varese dovremo dimostrare il nostro valore. Alla Schiranna, faremo il 2 senza e il 4 senza junior (misto con Marina Baselice e Giulia Parinelli, due atlete del Vigili del fuoco Billi, ndr). Gareggeremo nella categoria superiore per vedere quanto valiamo. Alla prima “nazionale”, i nostri tempi sono stati migliori di quelli delle junior. Anche se, è ovvio, nel canottaggio confrontare i tempi di gare diverse non è un metodo affidabile. Possono cambiare le condizioni meteo e ogni gara ha la sua storia».
Che sapore ha la vittoria quando a condividerla sono… due sorelle?
«Ammetto che è molto bella. In realtà, la vittoria o qualsiasi altro risultato hanno un significato particolare perché viviamo tutto in modo diverso, dall’allenamento, alla preparazione della gara, ai momenti passati in famiglia. Essere sorelle in barca vuol dire condividere preoccupazioni, gioie, litigi, discussioni a casa… Tra noi c’è molta complicità».
A proposito, mamma e papà cosa pensano di queste due piccole campionesse?
«Sono molto orgogliosi di noi, ci hanno sempre assecondato aiutandoci a raggiungere i nostri obiettivi. E poi, grazie alle ultime vittorie, in famiglia non si parla d’altro».
«Benedetto è fantastico, ci sa prendere nel modo giusto: è severo quando è necessario e “morbido” in altre occasioni. È riuscito a creare un ambiente sereno in cui l’amicizia è alla base di tutto».
Descrivici Serena.
«Come dice Benedetto, lei è molto quadrata, in allenamento è una macchina, non rallenta mai e lo fa sempre con entusiasmo».
Riuscite a conciliare canottaggio e scuola?
«Ci vuole molto impegno, ma ci riusciamo. Io frequento il terzo anno del liceo classico, mentre Serena è al secondo dello “scientifico”».
Cosa sogni per il tuo futuro?
«Spero di continuare a fare canottaggio ancora ad alto livello. Ma so che nella vita non potrò fare solo questo. Il mio sogno nel cassetto è fare il medico, quindi, alla fine del liceo mi iscriverò in Medicina, ma non a Palermo. Penso che fuori ci siano molte più opportunità».
Ultimo aggiornamento (Giovedì 06 Maggio 2010 14:22)












