Il miracolo della Canottieri Peloro, la piccola messinese che vuole diventare grande. “Noi sogniamo a occhi aperti”

“A cannone!” è il motto. Se lo urlano in allenamento, prima di una regata, quando cominciano le boe rosse in gara. Ma per Dario Femminò, Alda Cama e Giovanni Ficarra  non è solo un grido di battaglia. E’ la filosofia di vita con cui i tre tecnici messinesi hanno rilanciato una minuscola società come la Canottieri Peloro, trasformandola in due anni in una delle potenze del canottaggio siciliano: una “famiglia” di 85 atleti che ha preso in mano il proprio futuro sportivo per scrivere un pezzo di storia. E così, dopo aver raccontato la rinascita e l’exploit del Cus Palermo, Rowingsicilia entra nella casa remiera fondata da Franco Cama per capire come si diventa grandi e per raccontare il progetto di questi instancabili sognatori dello Stretto

Dario Femminò (a sinistra) e Giovanni Ficarra.

Il nuovo viaggio della Peloro comincia nel 2016, quando Ficarra torna a Messina, dopo sei anni passati al centro federale di Piediluco, agli ordini di Alda Cama. Un periodo lungo, difficile. Straordinario. Perché è durante la lunga parentesi in Umbria che quel ragazzino cui nessuno dà credito – per via della sua statura che non fa di lui un gigante – dimostra come nello sport non contino le misure, ma la testa, il cuore e quell’innata voglia di andare sempre “a cannone”. E’ così che dal 2012 la Canottieri Peloro comincia a costruire il suo campioncino a suon di medaglie nazionali e internazionali, culminate con l’oro mondiale vinto nel 2017 con Sebastiano Galoforo, augustano entrato a far parte della famiglia messinese.

Da sinistra, Galoforo e Ficarra con gli altri due azzurri con cui, nel 2017, hanno vinto i Mondiali under 23 in quattro senza PL.

Poi, la decisione di Ficarra di tornare nella sua Messina per continuare ad allenarsi e cominciare ad allenare. «Dario mi ha accolto a braccia aperte qui in società», dice Ficarra. «Lui mi ha dato tanto e ho imparato moltissimo. Nel frattempo, l’anno scorso, mi sono laureato in Scienze motorie e ora sto studiando per la specialistica in un indirizzo che mi permetterà di acquisire competenze nell’ambito della disabilità». Sì, perché tra gli obiettivi della Canottieri Peloro c’è l’apertura al canottaggio adaptive, ma anche ai «malati oncologici» o a chi deve fare riabilitazione. «Io sto vivendo un’esperienza bellissima in cui faccio tesoro della mia carriera da atleta ad alto livello», continua Ficarra. «È bello quando i ragazzi e i master mi chiedono consigli tecnici, sull’approccio alla gara e all’allenamento. So che avere avuto una buona carriera sportiva non vuol dire, per forza, essere capaci di allenare, ma io so che, con impegno dedizione costanza si può diventare bravi allenatori. Per me, adesso, ciò che conta è aver creato un clima familiare in società. Ai ragazzi dico sempre che siamo sulla stessa barca e che dobbiamo volerci bene: se salta uno saltano tutti».

Galoforo, Alda Cama e Ficarra.

Insomma, lo spirito di gruppo, la collaborazione, il senso di appartenenza sono tutto alla Canottieri Peloro, come conferma Femminò, che è anche presidente della società messinese. «Con l’arrivo di Giovanni, due anni fa, siamo riusciti a ingrandire l’attività: io ho un altro lavoro, quindi vengo in società solo il pomeriggio. La presenza di Ficarra, invece, consente la copertura di altre fasce orarie e la gestione di attività promozionali come quella nelle scuole», dice Femminò. «Inoltre, grazie alla presenza di Alda Cama a Piediluco (dove lavora per la Federcanottaggio, ndr), abbiamo creato un asse tra la Sicilia e l’Umbria: lì si allenano Galoforo e altri nostri atleti, mentre a Messina c’è il grosso della squadra. Oggi abbiamo 85 tesserati: sono numeri grossi. Però non mancano le difficoltà perché non abbiamo una sede, quindi per gli allenamenti indoor ci appoggiamo a una palestra, mentre sul lago di Ganzirri abbiamo un ricovero barche all’aperto. Ovviamente il nostro obiettivo è avere un nostro circolo, una vera struttura».

Del resto, è l’unica via per costruire una squadra competitiva, solida: traguardo difficile, ma che Femminò e i colleghi stanno raggiungendo partendo dal buon vivaio di Allievi e Cadetti, Ragazzi e Junior presenti in società, come Fugazzotto e Giacobbe. «Lavorando sulla base arriveremo pronti per le categorie superiori: dobbiamo coltivare il vivaio», dice Dario. «L’obiettivo è portare un quattro di coppia ragazzi maschile a prendere la medaglia al Campionato italiano e poi formare una squadra competitiva in tutte le categorie», aggiunge Giovanni che, in questi due anni, è riuscito a portare in barca anche tanti Master, compresa la madre Antonella. Il segreto per attirare così tanti atleti? Il sorriso, la passione, la voglia di divertirsi, ma soprattutto la capacità di soddisfare le esigenze degli atleti.

«Quando alleno i ragazzi, rivedo me stesso da piccolo», dice Femminò. «Da bambino volevo divertirmi, volevo un allenatore che mi seguisse, le barche in buone condizioni. Per me, che faccio il presidente ma mi sento più atleta e tecnico, la vera programmazione è questa: farli stare bene insieme all’interno di un gruppo». Ecco perché uno strumento fondamentale nella crescita della Peloro è stato ed è… l’otto. «Stiamo puntando molto sulle barche lunghe perché permettono ai ragazzi di divertirsi e di passare il tempo insieme. Inoltre, se hai atleti di medio livello è più facile fare barche lunghe competive piuttosto che corte. Per questo, comprerei un altro otto», continua Femminò. «Mi daranno del pazzo, ma ho capito che nella vita bisogna seguire i sogni: quando gli altri te li smontano, quello è il momento in cui devi insistere». E sul lago di Ganzirri questo miraggio sta diventando realtà. 

«Per stimolare il gruppo facciamo anche altro. Per esempio, ci dedichiamo anima e corpo alla bellissima oasi nella quale ci alleniamo. Tanto che domani, alle 9.30, abbiamo organizzato un’iniziativa che si intitola “Siamo tutti sulla stessa barca”. In pratica, con la squadra ci ritroveremo sul lago per ripulirlo dalla spazzatura che sporca il lago e le rive. Grazie al supporto economico del Rotary e della Proloco Capo Peloro abbiamo creato questo evento per sensibilizzare la cittadinanza a rispettare il lago, ripulendolo. Ogni giorno, qui vediamo rifiuti di ogni genere. Domani ci sarà un’installazione artistica, un grosso pesce fabbricato apposta, che si chiama “Turi u pulituri”, nella cui pancia metteremo tutti i rifiuti che troveremo. Fatto questo evento, vorremo che “Turi” diventasse itinerante in altre località», conclude Femminò. «Per il futuro, il nostro sogno è far sì che Ganzirri diventi un anfiteatro del remo, per organizzare gare sprint assolutamente ecocompatibili». E noi siamo sicuri che Dario, Giovanni, Alda e i ragazzi della Canottieri Peloro ci riusciranno.

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