La Sicilia rifonda il canottaggio e parte dai giovani: l’esempio del Cus Palermo (e non solo). Zangla: «Puntiamo a quota 100… atleti»

Daniele Zangla con il suo quattro di coppia Cadette.

Qualcosa sta cambiando nel canottaggio siciliano. Sì, perché se da un lato il nostro movimento è in affanno nelle categorie Under 23, Senior e Pesi leggeri – a parte rare eccezioni – qualcosa si sta muovendo nel settore giovanile. Merito dello sforzo di alcune società che, negli ultimi due anni, sono riuscite a farsi largo in ambito regionale, dove stanno tentando di scardinare il duopolio formato da Telimar e Canottieri Palermo. Parliamo di Canottieri Peloro, Cus Palermo, Cus Catania, ma anche Thalatta, Augusta e Ortigia. Realtà medie e piccole che, da qualche tempo, hanno cominciato a investire su numeri e qualità. E i risultati si vedono. Per questo Rowingsicilia ha scelto di fare un focus, entrando nelle “case” dei canottieri siciliani per scoprire che cosa sta succedendo.

Il Cus Palermo a Poma.

Oggi cominciamo dal Cus Palermo, forse la realtà più sorpredente nel panorama regionale. All’ultimo Meeting nazionale giovanile e Master di Naro, la società del presidente Giovanni Randisi – da anni relegata ai piani bassi delle classifiche – ha vinto 7 ori, 2 argenti e 5 bronzi, piazzandosi al quarto posto nel medagliere. E alla Festa dello sport scolastico che si sta tenendo in questi giorni a Marina di Massa, la Sicilia è rappresentata proprio dal Cus Palermo, con dieci atleti. Un risultato che la dice lunga sul buon lavoro che sta facendo lo staff tecnico formato da Tonino Mannino, Corrado Luna, Giuseppe Di Maria e coordinato da Daniele Zangla, uno che è cresciuto a pane e canottaggio, che ha all’attivo 22 titoli italiani e che ha cresciuto un campione (ormai in “pensione”) del calibro di Dario Cerasola.

I quattro tecnici del Cus Palermo. Da sinistra, Zangla, Mannino, Di Maria e Luna. 

Per la società giallorossonera – la cui sezione remiera è diretta da Paolo Aprile – la strada da fare è lunga, ma le idee sono chiare. «Puntiamo ad avere una squadra di cento elementi entro tre anni e di vincere, entro lo stesso termine, almeno un titolo italiano Esordienti», spiega Zangla. «Questa avventura è partita come una scommessa, un anno e mezzo fa: nonostante non possa dedicarmi a tempo pieno al canottaggio, ho deciso di investire in questo progetto di cui sono parte fondamentale i miei colleghi Tonino, Corrado e Giuseppe, cui va il merito di gestire ogni giorno la “macchina”Il mio compito è dare indicazioni tecniche e stabilire i programmi che servano a portare avanti i ragazzi».

Giuseppe Di Maria con il doppio Cadette che ha vnto il bronzo alla D’Inverno sul Po.

Oggi il club palermitano ha una squadra di circa 40 atleti – un quarto dei quali sono studenti universitari – tra Allievi, Cadetti, Ragazzi, Junior, Master ed Esordienti, che si allenano senza troppa pressione: l’obiettivo di Zangla e soci non è certo spremerli, ma crescere per tappe. «Tutti si allenano cercando di conciliare le altre loro attività, scuola in testa», continua Daniele. «Soprattutto all’inizio, restavamo chiusi il sabato e la domenica in modo da lasciare dei giorni liberi. Poi sono stati loro stessi a chiederci di aumentare l’impegno: così ora apriamo pure il sabato. Oggi posso dire che il Cus Palermo ha formato una bella squadra, dove si pratica un buon canottaggio: per noi è fondamentale che tutti sappiano remare bene. In questo senso, gli atleti che hanno più esperienza hanno un ruolo di prim’ordine perché rappresentano un esempio per i più piccoli: gli Allievi e i Cadetti, guardando i più grandi, devono potersi ispirare a loro. Solo così la squadra crescerà al meglio».

Zangla con il presidente del Comitato, Lorenzo D’Arrigo, e il quattro di coppia Allievi C vincitore del Meeting di Naro.

Ma non sono tutte rose e fiori. Al Cus Palermo, come nella maggior parte delle società siciliane e non solo, le difficoltà non mancano. Gli allenatori non riescono a  vivere di questo lavoro. E poi c’è il capitolo gestione, nel quale hanno un ruolo importante le famiglie. «Gli atleti pagano tutto, dal body alle trasferte: chiediamo piccoli sforzi per creare un gruppo. Le famiglie hanno capito che c’è un lavoro dietro e che vale la pena sostenerlo. Inoltre, la nostra filosofia è dare a tutti la possibilità di remare, a prescindere dalla qualità dell’atleta o del tempo che ha a disposizione. Per noi l’obiettivo è non perdere per strada nemmeno un atleta».

E le altre società palermitane come vedono la rinascita del Cus Palermo? «Bene, c’è un grande spirito di collaborazione tra noi: ci sosteniamo a vicenda prestandoci le barche oppure facendo in modo che i ragazzi che remano al porto siano sempre sotto l’occhio dei barchini degli allenatori, a prescindere dal fatto che siano del Telimar, della Canottieri Palermo o del Lauria», conclude Zangla. «Loro sanno che la nostra operazione è un vantaggio per tutto l’ambiente visto che porta maggiore competizione e quindi fa crescere tutti». E non solo a Palermo. La Sicilia ringrazia!

 

 

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