Più forte dell’autismo: Sara Mormando debutta in azzurro e sogna Tokyo 2020

Il sorriso accennato, gli occhi che brillano. L’emozione è dipinta sul volto di Sara Mormando. Oggi, a Gavirate (Varese), l’atleta palermitana affetta da una leggera forma di autismo debutta in maglia azzurra – in quattro con – nella 13esima edizione della Regata internazionale pararowing: una vetrina prestigiosa cui partecipano, fino a domenica, 25 nazioni da tutto il mondo, dall’Argentina alla Russia, dal Sudafrica alla Svezia, e che per lei ha un duplice significato. Sì, perché oltre a impugnare i remi tricolori, Sara si troverà per la prima volta in gara con i disabili: finora, infatti, ha sempre regatato con atleti normotipici (cioè non disabili), nelle categorie Cadetti, Ragazzi e Junior.

Sara Mormando a capovoga del doppio azzurro.

La decisione di lanciare l’atleta della Canottieri Palermo nel mondo paralimpico è arrivata qualche mese fa, quando Sara si è tesserata anche per la Polisportiva Vivi Sano Sport, società palermitana particolarmente attiva nel mondo della disabilità e affiliata alla Fisdir (Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivi relazionali): un passo che  – anche sulla base dei risultati di questo weekend – potrebbe lanciarla verso i Global games di ottobre, in Australia, una sorta di olimpiade dedicata solo ai disabili intellettivi relazionali.

«Mesi fa, ci ha contattati Daniele Giliberti, vice presidente della Vivi Sano Sport», spiega a Rowingsicilia Gaetano Mormando, papà di Sara. «Lui ha visto nascere mia figlia dal punto di vista sportivo, perché Sara si è avvicinata al canottaggio e alla Canottieri Palermo attraverso il Laboratorio dei talenti, nel 2013, di cui Gilberti è stato tra i promotori insieme all’associazione di cui faccio parte, il Comitato l’autismo parla. E dopo sei anni di attività e gare tra atleti normotipici abbiamo pensato di farle provare questa esperienza nel pararowing». Un passo delicato per Sara che, come una leonessa, ha sempre combattuto per essere trattata e vista alla pari rispetto ai suoi coetanei più “fortunati”, tanto da essere inserita dal suo allenatore Benedetto Vitale – sin dall’inizio della sua carriera – nella squadra agonistica giallorossa.

Sara al terzo carrello del quattro con azzurro.

Ora, la decisione di entrare nel mondo paralimpico. «Abbiamo prestato molta attenzione nel fare questo passo», continua Gaetano. «Con il sostegno della psicologa le abbiamo proposto di gareggiare tra i disabili, senza porle questa occasione come una scelta obbligata, altrimenti Sara sarebbe entrata in confusione. All’inizio non era convinta: ci ha detto che lei ha sempre fatto canottaggio insieme a persone senza disabilità. Il suo timore era di essere riconosciuta come una ragazza che ha un problema. Poi, però, ha deciso di fare questo passo perché è andata oltre la consapevolezza di avere l’autismo: ora, l’ha accettato».

Daniele Giliberti.

Per lei si è aperto un mondo nuovo, con un ruolo simbolico importante. «Sara può diventare una testimone di come lo sport possa aiutare le persone autistiche», spiega Daniele Giliberti. «Il fatto che in questi sei anni lei abbia fatto un percorso di inclusione sociale grazie allo sport può essere da esempio per molti altri ragazzi: da ottobre pensiamo di portare altri giovani a fare canottaggio con la Vivi Sano Sport grazie al supporto della Canottieri Palermo, con cui siamo gemellati. Per chi è autistico, il canottaggio è uno sport ideale perché la ripetitività del gesto dà sicurezza e tranquillità».

Sara ne è la prova. Come lo è il sorriso che regala ogni volta che incroci il suo sguardo. Davanti ai suoi occhi, ora, c’è un nuovo orizzonte, una sfida diversa che a ottobre potrebbe portarla ai Global games in Australia e, l’anno prossimo, alle paralimpiadi di Tokyo 2020, nel “suo” Giappone, patria dei manga. Sì, perché tra i talenti di Sara, c’è anche il disegno. E un giorno, come ci ha rivelato qualche tempo fa in un’intervista, vorrebbe trasferirsi là, con le sue matite, i colori. E i remi.

 

Foto di Gaetano Mormando.

 

 

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