Trofeo Sant’Agata a Catania: gli adaptive di Telimar e Jonica protagonisti

Fine settimana di canottaggio indoor a Catania. Protagonisti del Trofeo Sant’Agata, organizzato alla cittadella universitaria, la squadra adaptive della Canottieri Telimar, allenata da Elena Armeli, e quella della Jonica, di Anna Ferrarello. Gli atleti con disabilità intellettive (autismo e sindrome di down) si sono sfidati in prove da 1 minuto e poi in staffette miste formate da atleti normodotati e atleti disabili.

A dominare la classifica maschile, Alessandro Aiello (Telimar) con 263 metri, seguito dal compagno di squadra Riccardo Venturella con 261 metri e Francesco Panebianco (Jonica) con 222 metri. Nella classifica femminile, podio targato tutto Jonica: vince Daniela Teriaca (Jonica) con 225 metri, argento per Agata Bartilotti con 194 metri, mentre il bronzo va a Flavia De Melio che ha chiuso il minuto in 181 metri.

“Sono contenta di come sono andate le gare. Avevamo sette atleti, tutti con disturbi dello spettro autistico”, commenta Elena Armeli che, con Marco Costantini, gestisce la squadra adaptive palermitana, oltre che quella master. Un impegno importante, motivo di grande soddisfazione per l’allenatrice del Telimar. “Per allenare un disabile serve accortezza: i ragazzi hanno bisogno di affetto e considerazione, ma soprattutto di essere trattati come gli altri”, spiega la Armeli. “Visto che si allenano insieme al resto della squadra, non faccio differenze nel trattamento”. E se con alcuni di loro comunicare è semplice, con altri lo è un po’ meno. “Alessandro Aiello e Riccardo Venturella, per esempio, riescono a farsi capire bene. Con il resto della squadra, invece, si è instaurato uno scambio non verbale, cioè loro eseguono ciò che chiedo e lo fanno in modo molto metodico”.

Il risultato? Un gruppo che ormai è una grande famiglia, dove amicizia, passione e solidarietà sono il motore di tutto. “Per questi ragazzi è molto importante fare canottaggio, non solo sul piano relazionale ma anche fisico, visto che sono dimagriti rispetto a quando hanno cominciato e, soprattutto, hanno normalizzato alcuni valori biologici”, conclude Elena. “Di questo percorso sono soddisfatte anche le famiglie: il canottaggio rende questi ragazzi più autonomi e gestibili. Da quando hanno cominciato a remare, fanno tutto meglio durante il giorno”.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*