Alioto e Renato al progetto Talenti 2020. Cerasola: “Sono stati bravi. Ma la Sicilia non può presentare solo due atleti. Vi spiego io come essere più competitivi”

Antonio Renato.

Due siciliani al progetto “Talenti 2020”, il percorso che la Federazione sta portando avanti con la collaborazione del Coni e del Cerism (Centro ricerca sport montagna e salute) di Rovereto (Trento), partner scientifico del Coni, per individuare atleti particolarmente brillanti e capaci che fanno parte della categoria Ragazzi. Alla prima fase che si è tenuta questa settimana a Piediluco, al centro federale di canottaggio, hanno partecipato Pietro Alioto, della Canottieri Telimar, e Antonio Renato, della Lni Siracusa, che si sono uniti al gruppo formato da altri 40 talenti provenienti da tutta Italia. Per loro, due prove al remoergometro: una su 20 secondi, per testare la potenza massima, l’altra sui 1250 metri, con una maschera applicata al volto, collegata a uno strumento che misura il consumo massimo d’ossigeno.

Un atleta della Canottieri Napoli durante il test per valutare il consumo massimo di ossigeno.

Dopo questa prima fase vengono selezionati 15 atleti che dal 30 novembre al 1° dicembre andranno al Cerism. Qui gli atleti provenienti anche dalle altre discipline sportive  – e che partecipano al progetto “Talenti 2020” – saranno sottoposti ad altri test valutativi.

Al raduno di  Piediluco era presente anche Dario Cerasola, collaboratore della nazionale di canottaggio e nostro coordinatore tecnico regionale. “I due siciliani si sono comportati bene“, spiega. “Alioto è stato tra i migliori nel consumo di ossigeno, ma è tra i più grandi. Renato ha fatto una prestazione nella media, ma devo dire che viene da una stagione particolare, in cui è stato infortunato e non ha potuto dare il meglio. Mi dispiace che dalla Sicilia siano arrivati solo due atleti: da due anni i numeri sono bassi, almeno facendo un confronto con altre regioni che presentano anche dieci atleti”.

Pietro Alioto.

Un dato preoccupante che misura lo stato di salute del nostro canottaggio e le speranze di essere competitivi in futuro. Ma allora, come fare per migliorare numeri e qualità? “Le società devono lavorare per presentare ogni anno 1,2 atleti ciascuna alle selezioni”, aggiunge Cerasola. “Per riuscirci devono puntare sui numeri con progetti nelle scuole, per esempio: così possono attirare ragazzini che sia avviino al canottaggio. Una volta impostato il lavoro con le giovani leve, si può partecipare progetti come “Talenti 2020″ che danno grossi stimoli ai giovani e limitano la dispersione sportiva”.

E ancora: “Da un paio di anni il canottaggio siciliano non ha grandi nomi, né grande qualità a livello giovanile, a parte alcuni atleti molto promettenti, con numeri superiori alla media, come Rosalia del Cus Catania, che pur essendo Allievo C è tra i più forti in Italia pure tra i Cadetti, e Cassarà del Telimar”, conclude Cerasola. “Ripeto, se le società cominciano a lavorare sui numeri portando tanti atleti nelle loro sedi, possono, per esempio, fare imbarcazioni lunghe che uniscono e danno entusiasmo ai ragazzi. Così in 5-6 anni si possano avere Cadetti, Ragazzi e Junior competitivi”.

Su “Talenti 2020” dice la sua pure Marco Costantini, direttore tecnico del Telimar. “In Sicilia non ci sono molte opportunità di confronto nel periodo invernale. Dunque, questi momenti a Piediluco costituiscono una preziosa occasione per confrontarsi con i compagni di categoria”, Queste giornate di raduno possono essere utili per trovare sempre maggiori motivazioni e mantenere, così, una preparazione di alto livello”.

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