Medicina dello sport e Canottieri Palermo: un accordo (e un modello) vincente

Da sinistra, Roberto Fiore, Francesco Cappello, Eduardo Traina, Giorgia Lo Bue, Serena Lo Bue, Benedetto Vitale.

Sport e medicina? Sono sulla stessa barca. Non c’è atleta che non abbia bisogno di un medico. E viceversa. Sì, perché da sempre, lo studio ravvicinato di “macchine da corsa” in carne e ossa dà ai meccanici in camice bianco informazioni preziose sulla fisiologia umana, tra limiti e potenzialità. Ecco perché la Scuola di specializzazione di Medicina dello Sport e dell’Esercizio fisico dell’Università degli studi di Palermo e la Società Canottieri Palermo hanno siglato una convenzione che permette agli specializzandi di Medicina dello sport di fare attività sul campo e agli atleti di usufruire della rete formativa e medica della Scuola. “L’accordo”, spiega il direttore della Scuola Francesco Cappello al portale iostudionews.it, “consente agli specializzandi di fare pratica non solo negli ambiti ospedalieri come succede altrove: come già successo, per esempio, con il percorso diagnostico riabilitativo proprio delle sorelle Lo Bue, campionesse mondiali del due senza pesi leggeri femminile, seguite dai nostri specializzandi e in particolare dal dottor Roberto Fiore. La direzione della nostra Scuola si caratterizza per un’apertura al territorio e alle associazioni sportive, attività che è stata premiata anche dal ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca con l’accreditamento pieno”. 

Tra i fautori della convenzione, Eduardo Traina, presidente della Canottieri Palermo. “La normale preparazione dell’atleta va affiancata da un supporto medico qualificato. In questa direzione, l’accordo con la Scuola è in linea con i risultati e con le esigenze di livello mondiale conseguite dalla Canottieri Palermo. Siamo stati sempre attenti alla formazione dei giovani e ci auguriamo che anche il mondo dell’università possa dare un valore diverso al ruolo degli atleti: esempio di giovani che, solo attraverso il proprio impegno, raggiungono risultati, così come avviene nelle migliori università anglosassoni che agevolano i giovani atleti, tendendo a riconoscere anche in chiave fortemente simbolica il ruolo dei campioni”.

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